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Storia

AGGHIASTRU
1982
Quannu lu granni Diu fici lu criatu
'nta cincu jorna fici affaticatu,
cu Cina, Russia, America e Inghilterra
lu novantanovi pircentu di la terra.

E di sabatu fici lu paisi d'Agghiastru
comu pi a lu munnu darici cchiù lustru:
d'accussì ci fu misa Casachedda
di tutti li muntagni la cchiù bedda.

Lu fici felici, lu fici c'un surrisu
pinsannu ca dumani era riposu.
Eccu picchì metti briu, quarìa e attizza
a cu a 1'Agghiastru dimura nna stizza.

Lu suli la matina a lu spuntari
cu li sò raggi lu va accarízzari;
di notti: la luna e stiddi stralucenti
li nnamurati fannu cchiù ardenti.

Prima Agghiastru, Bolognetta da cent'anni
ma lu tò nnomu è lu stessu sulenni e granni.
Si granni di cori, t'onura 1'aggenti
ca godi pi la tò natura assai pussenti.

La varba si fa ancora nta lu varberi,
lu scarparu fa ancora lu sò misteri
e, anchi si nun c'è scola, nun c'è spitali
e la tò genti leggi picca lu giornali,

sutta li tò occhi sbuccianu li ciuri
e li tò tramunti fannu nasciri 1'amuri.
Bolognetta, sì na terra ca pari nata
di lu capricciu di na bona fata.

L'aggenti tò ringrazia lu Signuri
ca di terra sì lu megghiu ciuri
e si un figghiu tò, luntanu sta di tia,
cririmi, malatu cari di nustalgia.

'Nta stu paisi nni sintemu tutti amici;
la nostra patruna avissi a essiri la PACI.
Picchì unni c'è paci chidda è terra ricca
anchi si sapemu ca la mala erba mai sicca.

Caru Paisi miu, Paisi di lu me cori!!
Senti li figghi toi: senti sti paroli:
Priàmu Santa Maria, Sant'Antoniu e li Santi
pi arrimuddarici la crozza a li tò guvirnanti.

Santu Paisi, a tia minchinu e mi sprufunnu
e stasira lu cunfessu a tuttu lu munnu:
mi facisti fari nicu e picciriddu
lu cori quantu un filu di capiddu.

Stu cori chi chianci, spasima e parra
pi menzu di li noti di sta chitarra,
ma lu cori è stancu: pi ora ripusamu
e n'atr'annu,si Diu voli, nni parramu.
Rino Greco

1) Il territorio ed il centro abitato

BOLOGNETTA (C.A.P. 90030) dista 114 Km. da Agrigento, 117 Km, da Caltanissetta, 224 Km. da Catania, 136 Km. da Enna, 255 Km. da Messina, 25 Km. da Palermo, alla cui provincia appartiene, 258 Km. da Ragusa, 282 Km. da Siracusa, 124 Km. da Trapani.
II comune conta 4.000 abitanti e ha una superficie di 2.758 ettari per una densità abitativa di 126 abitanti per chilometro quadrato. Sorge in una zona collinare interna, posta a 300 metri sopra il livello del mare.
II municipio è sito in piazza Caduti in Guerra n. 7, tel. 091-8724037 fax. 091-8737849 e 091/8724377.
L'indirizzo di posta elettronica è il seguente:_____________
Bolognetta é un paese collinare della provincia di Palermo, da cui dista circa 25 Km.; vi si giunge percorrendo la ex S.S. 121 PA-CT ( cosiddetta " scorrimento veloce PA- AG" ). Le sue coordinate geografiche, riferite all'ellissoide internazionale riferito a Roma, sono: latitudine 37”57”00" e longitudine 1” 00”04".
Il centro urbano, a circa 330 m. di altitudine, è sito su un dolce pendio alle falde del monte Casachella, ed occupa una posizione non baricentrica rispetto al suo territorio comunale, poiché esso si é formato in prossimità di un fondaco costruito ai margini della Regia trazzera che collegava Palermo con l'entroterra dell'isola.
Il territorio, con una superficie complessiva di 2758 ettari e con un'altitudine variabile trai 123 m. e i 786 m. s.l.m., confina a Sud con il territorio di Villafrati, a Sud-Ovest con quello di Marino; a Nord e a Ovest con quello di Misilmeri, a Nord-Est con quello di Casteldaccia, a Est con  quelli di Ventimiglia e Baucina, ed è composto dalle contrade Bosco,Casaca, Casachella, Cipolluzzi, Coda di Volpe, Dagariato, Filaccina, Grassorelli, Lordica, Piraynazzo, Risieli, Roccabianca, Testa Montata, Torretta, Tumminia.
I suoi confini, prevalentemente artificiali, sono delimitati a Est e Nord-Est dal torrente Sercia, a Nord dalla Regia trazzera per Pizzo di Cicero (che conduce a Bagheria), mentre ad Ovest dalla Regia trazzera per la Ficuzza e dal vallone Giampaolo.
L'agricoltura ha sempre caratterizzato l'economia del paese anche per la particolare fertilità del terreno posto tra le vallate di due fiumi, l'Eleuterio (Risalaimi) e il Milicia.
Altro elemento che ha contribuito allo sviluppo di Bolognetta è la sua allocazione lungo i tracciati viari per Corleone, Lercara Friddi, Agrigento e Catania.
L'agricoltura resta tuttora l'attività principale della popolazione, ma, per quanto fertile sia il terreno, non si riesce a trarre dal lavoro della terra un reddito adeguato alle esigenze attuali di vita degli abitanti. L'unica alternativa di lavoro sul posto è l'attività edilizia in forte crisi.
Nel territorio sono presenti due masserie con il tipico impianto a corte atto alla funzione di centro di raccolta dei prodotti agricoli, oggi esercitano l’agriturismo : “Masseria” Di Salvo in contrada Bosco Tumminia  e l’”Antico casale Recupero” in  contrada Scozzari.
Altro elemento produttivo è la cava di arena sita nella contrada Casachella che, assieme a quella di marmo oggi poco sfruttata, dà un esiguo contributo all'economia del paese.
Ancora nel territorio si possono notare alcuni manufatti, quali il cimitero, risalente all'800, una cappella votiva ed i ruderi di un mulino che sorgeva sulle rive del fiume Milicia.
Le continue trasformazioni operate dall'uomo hanno determinato la quasi totale scomparsa della tipica casa contadina, costituita da un unico spazio in cui si svolgevano tutte le funzioni dell'abitare, compreso il deposito degli attrezzi agricoli e il ricovero degli animali. .
Considerando la tipologia abitativa e gli edifici che normalmente costituiscono la sede del potere del paese - il palazzo baronale e le chiese - si ricava un'immagine complessiva dì grande povertà.
La Chiesa Madre, risalente al 1603, è posta in cima ad una scalinata prospettante su una piccola piazza di forma triangolare. Essa si trova ancora oggi al centro della vita sociale de1 paese, nonostante sembri apparentemente localizzata ai margini dell'abitato così come l'intero asse stradale dell'ex trazzera (corso Vittorio Emanuele - Via Roma); rivolta verso chi proviene da Palermo, costituisce l'elemento di maggior pregio architettonico del paese e qualifica (grazie anche alla sua disposizione) la piazza, altrimenti squallido punto di  passaggio.
La Chiesa Madre fu restaurata ed ampliata nel 1785 per volere del VII marchese di Ogliastro, quando ormai il centro si era sviluppato e contava più di mille abitanti.
La sua posizione decentrata rispetto all'intero abitato è dovuta al fatto che il primo nucleo insediativo sorse attorno all'antistante fondaco prospiciente la strada rotabile, oggi S.P. 77,ed in seguito si sviluppò semplicemente a monte della strada lasciando la chiesa parzialmente isolata.

2) Notizie storiche
Le prime notizie storiche che si riferiscono al territorio di Bolognetta, le troviamo nella storia dell'ex-feudo di Marineo dei Beccadelli.
Il Calderone e l'Amari indicano spesso doviziosamente i territori di Bolognetta fra quelli che videro le storiche gesta della presenza dei Musulmani in Sicilia.
Il Calderone narra di eroiche battaglie svoltesi ivi fra i musulmani e le falangi greco-sicule attorno all'850. Secondo l'autore i nomi di alcune contrade, allora campi di battaglia, conservano ancor oggi il ricordo di quei fatti, così fa risalire l'origine del nome Casaca al termine latino Casatum, che significa caduto, e da ciò la selva dei caduti o della disfatta; Casachella risulta invece composta da due termini greci che si traducono il primo con < che si lascia vincere>, il secondo con < testuggine >, dalla forma presa dalle schiere greche in battaglia, donde Casachella = luogo dove soccombettero le schiere.
Nel basso medioevo, il bosco di Casaca viene citato in diversi documenti con il nome di Chasum e Chasace.
Nel 1306, dopo la cacciata degli angiomi avvenuta nel 1282 con la guerra del Vespro, un documento riporta che il re aragonese Federico III “concesse agli abitanti di Palermo il diritto di raccogliere legna (lignaficum) e carbone nei boschi di Godrano e Casaca".
In questa concessione il bosco di Casaca è considerato parte integrante del feudo di Cefalà, del quale seguì per alcuni secoli le vicende.
"Quando l'abitato sorse con il nome di Ogliastro nella Sicilia regnava ancora la pax hispanica, sebbene trent'anni di guerra avessero non poco offuscato lo splendore dell'Impero spagnolo, trascinandolo sull'orlo di un collasso economico. Per questo motivo al vicerè e ai nobili più fedeli fu impartito l'ordine di vendere i loro possedimenti, per inviare il ricavato in Spagna: Ogliastro fu proprio l'oggetto d'una di queste cessioni"(Santi Correnti, Sicilia da conoscere e da amare, 1999).
Il primo documento scritto che riguarda l'ex-feudo di Casaca, dove oggi sorge Bolognetta, risale al 25 febbraio 1570, anno in cui fu concesso a Don Luigi di Bologna, Marchese di Marineo, la licenza di popolare quelle terre.
Tracce storiche che si riferiscono all'odierno territorio di Bolognetta le troviamo nella storia dell'ex feudo (o Stato) di Marineo dei Beccadelli.

Il 12 settembre 1600 Vincenzo Bologna Beccadelli, marchese di Marineo, vende in uno al fondaco il territorio composto dalle contrade Casaca, Casachella, Coda di Volpe, Bosco, Piraynazzo, Roccabianca,sotto unico nome di Casaca, a Marco Mancino, ricco mercante genovese, con un contratto stipulato dal notaio Arcangelo Castania di Palermo. Marco Mancino in tale atto si riserbò il diritto di <congregar gente >, ed il marchese Bologna pose la condizione che, venendosi a formare un paese, questi avrebbe dovuto chiamarsi <nomare>: Bolognetta.

Tale condizione non fu rispettata. Infatti il paese che a poco a poco si venne a formare prese il nome di S.Maria dell'Ogliastro, per un'immagine della Madonna posta dinanzi un olivo selvatico,vicino al fondaco, e lo mantenne fino al 1882.

La condizione posta dal Bologna venne quindi dimenticata e soltanto 1'8 ottobre 1882 il paese ha assunto il nome  di Bolognetta. Il Garufi inserisce <Agliastro poi Bolognetta> nell'elenco dei comuni feudali fondati nei secoli XV-XVI, ma occorre precisare che la data di concessione della licentia non corrisponde con quella citata dal De Spucches.
Questo feudo venne aggregato da Marco Mancino a quello di Tumminia, precedentemente acquistato dall'illustre Francesco del Bosco, conte di Vicari, agli atti del notaio Antonino Lazzara di Palermo, il 17 settembre 1593.
Con il testamento di Marco Mancino, redatto dal notaio Paolo Mulè di Palermo e aperto il 10 aprile 1627 viene nominato come erede universale Trajano Parisi, con obbligo, per lui e per i suoi eredi, di assumere nome e cognome del testatore.
Il casato dei Mancino si esaurisce con Marco Mancino VIII, che il 12 luglio 1812 si investe dei feudi diTumminia e di Casaca.
Certamente il fondaco costituiva un importante luogo di traffico; perciò riesce comprensibile il suo ruolo come uno degli elementi propulsori della nuova fondazione.
Nella <Pianta del cammino dei Corrieri ordinari per S.M>del 1714, il fondaco di Ogliastro viene menzionato per la prima volta tra le stazioni di posta comprese nell'itinerario da Palermo a Noto, e ciò dimostra la crescita della sua importanza.
Del fondaco non esiste più alcuna traccia, si può soltanto individuare il luogo ove sorgeva, lungo l’attuale via Roma ( ex trazzera regia ) nella piazza Madrice. Si può verosimilmente ipotizzare che l'edificio non fosse dissimile nella distribuzione dalla tipologia tradizionale molto in uso nella Sicilia del XVII secolo, essendo un elemento indispensabile lungo tutti gli itinerari di collegamento fra le principali città dell'Isola.
Nel 1603 risale la costruzione della Chiesa Madre, realizzata vicino al fondaco su uno slargo ai margini della trazzera; nel 1605 fu eretta a parrocchia per volere di Marco Mancino, che richiese espressamente all'arcivescovado di Palermo un arciprete e stabili di quale entità dovessero essere le offerte per la chiesa da parte della popolazione.
Per tutto il periodo feudale la dinastia dei Mancino fa della cittadina il proprio giardino e la propria residenza. A metà dell'Ottocento giungono gli anni della lotta contro i Borboni.
Marco Mancino VIII sperpera le sue ricchezze in difesa della dinastia borbonica, mentre la popolazione si schiera per l'indipendenza dando vita a più di un tumulto. Si forma anche un comitato rivoluzionario in appoggio a Garibaldi, e nel 1866, allorché i paesi di mezza Sicilia insorsero, Ogliastro è tra questi. Comincia qui la storia moderna del piccolo centro, che conosce stenti e sofferenze, segnata dal calvario dell'emigrazione. Agli inizi del “900 la mèta èl'America: ancora oggi nel New Jersey è presente una numerosa comunità di bolognettesi.
Dopo la seconda guerra mondiale sedi privilegiate di emigrazione sono l'Italia del Nord, la Svizzera, la Francia e la Germania.
Negli ultimi anni é stata  l'edilizia a tenere ancorate le nuove generazioni.
La costruzione della strada a scorrimento veloce Palermo-Agrigento ha incrementato l'edilizia turistica contribuendo in modo determinante alla valorizzazione della zona. Legate a quest'espansione sono sorte piccole industrie di materiali per costruzione, ma è ancora l'agricoltura a rappresentare la componente principale dell'economia locale.
Le campagne del territorio di Bolognetta sono costituite per lo più da terreni argillosi, quasi tutti con giacitura collinare.
Si tratta di circa 2.500 ettari nei quali prevale ancora la cerealicoltura: in successione al frumento vengono coltivate fave, avena e sulla.
Diffusi sono gli uliveti, moltissimi dei quali sono stati distrutti dagli incendi. Dalle olive prodotte viene estratto un buon olio con medio grado di acidità e quindi dalle discrete caratteristiche organolettiche. Presenti anche diversi vigneti che permettono la produzione di un amabile vino rosato.
Tra gli ortaggi prevalgono le coltivazioni di pomodori, finocchi, carciofi e cipolle, ben oltre il fabbisogno della zona, così da trovare nei mercati vicini, e soprattutto in quello di Villabate, il proprio sbocco commerciale. Agrumi sono coltivati sulle rive del torrente Milicia.
IN SINTESI:
Nel settore agricolo si distingue la produzione dei seguenti prodotti: olive, ortaggi, fave, grano e uva.
Il nome del centro anticamente era Santa Maria d'Ogliastro, dove oleastro in siciliano è Agghiastru; successivamente a partire dall’8 ottobre 1882 prese il nome di Bolognetta, in omaggio al primo feudatario Vincenzo Bologna, marchese di Mineo. Dopo il 1610 il feudo fu acquistato e da Marco Mancino, facoltoso mercante genovese.
Dal punto di vista monumentale segnaliamo 1a Chiesa Madre, edificata nei periodo di fondazione del centro e rifatta nel 1785, nel cui interno sono conservate due statue della scuola dei Bagnasco. Nulla invece più è riconoscibile dell'antico Palazzo Baronate che dominava il paese.
I COLLEGAMENTI CON IL COMUNE DI  BOLOGNETTA
Linee Aeree.
L’aeroporto civile principale della provincia di Palermo è l’Aereostazione “Falcone-Borsellino” di Palermo- Punta Raisi, posto a 35 Km. dalla città. 
Linee Marittime
Il porto più vicino è quello di Palermo (25 Km.)
Linee  stradali

  • Strade statali

Bolognetta è attraversata da due strade statali. La strada statale 121 che collega  Palermo con Catania e la strada statale 118 che collega la stessa con Agrigento.

  • Autostrade

Bolognetta è nelle vicinanze della autostrada A19 che collega Palermo con Catania e Messina. Detta autostrada è a due corsie più corsia di emergenza in entrambi i sensi di marcia e non prevede pagamento di pedaggio autostradale. La A19 è fornita delle seguenti aree d1 servizio:

    • Caracoli tra lo svincolo di Termini Imerese e quello della Zona Industriale;
    • Scillato tra lo svincolo di Buonfornello e quello di Scillato;
    • Sacchitello tra lo svincolo di Enna e quello di Mulinello;
    • Gelso Bianco presso lo svincolo di Motta Sant'Anastasia.

Linee ferroviarie

 

 

 

3) Servizi pubblici di collegamento.

  • Il paese è servito da due linee di trasporto pubblico extraurbano su strada gestite dall'AST e dalla SICILBUS che lo collegano al capoluogo Palermo e ai paesi circonvicini.
  • Noleggio: Autovettura con conducente e autoservizi. Uff. strada statale 121 Km.239.300

4) Ricettività
Due piccoli hotel moderni siti sulla statale n.121 (scorrimento veloce) PA/AG si occupano dell'ospitalità:
La Collina, Km.240,393 e Villeroy,Km.240,070.

5) Locali pubblici
Bar:
a)         “Caffè Delizia” bar pasticceria, via Vitt.Emanuele, 38

  • “ da Calò”,Bar, Rosticceria,Panineria, via Roma, 132.
  • “Adrian bar” pasticceria, via Monachelli, 56.
  • “Bar Spighe d'oro”, Bivio Bolognetta.
  • “Bar pasticceria Mareschi”, via Roma 143

Ristoranti pizzerie:

  • “La Collina”, S.S.121, Km.240,393
  • “Saloon West”, S.S.121, Km. 240
  • “Villeroy ”, S.S. 121 Km.240,070
  • “Ristorante Ikebana”, S.S.121 c.da Pirainazzo
  • “Ristorante Graziano”, S.S.121,C.da Mulinazzo
  • “La Puerta do Sol”, S.p. 77 per Villafrati
  • “Pic-nic”, polli alla brace, via Roma no 18
  • “Babilon Cafè”, pub, via Crispi n. 27
  • “Roxy Bar”, via Roma n. 166
  • “Supremo”, ristorantino, c.da Scozzari

Agriturismo:

  • “Antico casale recupero”, contrada Scozzari
  • “Baglio degli Ulivi”, Contrada Scozzari
  • “Bosco Tumminia” di Realmuto Filippo, Contrada Bosco Tumminia
  • “Masseria” di Salvo, Contrada Bosco Tumminia

 

6) Attrezzature sportive.
Campo di calcio e campetto di pallavolo comunali.

7) Aspetti monumentali.

  • Casa museo: aperta il 12 agosto 1989, raccoglie e conserva le testimonianze materiali della storia e della cultura contadina bolognettese che è rappresentata dalla storia degli oggetti, dal loro assunto economico, dai loro cicli di produzione, dalla loro vera dimensione culturale e tecnica.

Manca uno statuto alla Casa Museo. Essa si prefigura, nelle intenzioni della Pro-Loco Ogliastro, come centro di ricerca scientifica, laboratorio di studi e di attività di rilevamento.

  • Chiesa madre: Un crocifisso, opera pregevolissima del settecento di autore anonimo e un quadro raffigurante l'Hecce Homo dello Zoppo di Gangi sono custoditi nella Chiesa Madre.
  • Istituto Figlie della Croce: Custodisce la Statua in legno raffigurante l'Immacolata Concezione, opera del Bagnasco, completamente restaurata nel 1998.

8) Tradizione e Folklore

  • Carnevale Bolognettese: « U NANNU »

 

Il Carnevale bolognettese non ha bisogno di presentazioni: ogni anno, l’ultima domenica di Carnevale raduna migliaia di persone che desiderano trascorrere un giorno di sereno svago in piacevole compagnia.
Musica, canti, < sfinci >, vino, carri allegorici e coriandoli allietano le ore di permanenza a Bolognetta.
Il Carnevale di Bolognetta, ridendo, scherzando, motteggiando, con stile ora acerbo ora garbato, sferza quei vizi, difetti, magagne e brutture tanto pubbliche quanto private.
Il Carnevale ripristina la antica tradizione di « U nannu »: sorta di parodia degli avvenimenti che < Pionieri > come Domenico e Salvatore Dardi, Filippo Malleo, Ciccino Salerno, Nino Castelbuono con strani abbigliamenti, nei tempi passati, accompagnavano per le vie del paese un grande < Pupazzo > di paglia che rappresentava un anno di vita soprattutto bolognettese, nel suo viaggio verso il rogo. La manifestazione si chiude con distribuzione di < sfinci ed auspici>.

  • A vidi ca ti vegnu

 

E' un gioco prettamente maschile, i ragazzi che partecipano a questo gioco vanno da un minimo di sei ad un massimo di dodici.
II gioco si svolge nel seguente modo: come prima cosa i componenti si dividono in due squadre, un ragazzo di una di esse si siede su di una sedia e un altro gli si poggia sulle gambe con la testa, e l'altro sulla schiena di questi e così via di seguito
I ragazzi dell'altra squadra si preparano per saltare in groppa a questa barriera umana. Il primo che salta poggia le mani sul dorso dell'ultimo, cercando di spingersi il più avanti possibile, per poter dare spazio agli altri che ripeteranno dopo di lui la stessa tecnica.
Di solito succede che il primo che salta non riesce a spingersi molto avanti quindi per l'ultimo rimane poco spazio, e quasi sempre non riesce a trattenersi in groppa a l'ultimo componente della barriera umana, cade e quindi perde ed è costretto a prendere il posto di quello che è ultimo.
Quando i ragazzi saltano ripetono la seguente filastrocca:
« E vidi ca ti vegnu / quattru e- quattrottu / scarica la botta / l'aceddu cu l'ali / scarrica canali
oppure: l'aceddu cu lí pinni / scarica e vattinní »
Questo gioco può essere effettuato in qualsiasi periodo dell'anno, viene praticato per strada ed è un gioco che si svolge a squadra.

  •  Lu Busaccheddu

 

E' un gioco prettamente maschile, si svolge all'aperto. Il numero dei componenti varia, gli strumenti che si usano sono: la mazza,un'asta di legno lunga cm. 50 e il busaccheddu, pezzo di legno non molto grosso lungo cm 18 appuntito alle due estremità.
La tecnica del gioco è la seguente: un giocatore ha la mazza in una mano e il busaccheddu posto a terra vicino alla stacca. La stacca è costituita da due pietre distanti quanto la lunghezza della ma77a. Con la mazza stessa colpisce una punta del busaccheddu e, quando questo si alza, il giocatore lo colpisce con la mazza, cercando di mandarlo il più lontano possibile; l'avversario dal punto in cui è finito il busaccheddu lo lancia verso la mazza posta sulla stacca, con l'intenzione di colpirla; se riesce in questo, vince e piglia il posto di quello che ha lanciato per prima; diversamente il giocatore che tiene la mazza con essa intercetta il busaccheddu (per tre volte) per rimandarlo il più lontano possibile dalla stacca. La misura della distanza avviene per mezzo della stessa mazza In base alla misura effettuata si assegnano dei punti. Il gioco si ripete più volte e vince chi ha accumulato più punti. La pena per chi perde è quella di portare sulle spalle a cavalluccio il vincitore per una certa distanza stabilita prima.

  • A Lu Piduzzu

 

Era un gioco prettamente femminile; si poteva svolgere sia all'aperto che in un luogo chiuso. Esso consiste nel disegnare per terra con un gessetto un rettangolo diviso in tanti quadrati, che vanno da un minimo di sei ad un massimo di dieci.
Il gioco si svolge nella seguente maniera: tutte le partecipanti sono fornite di un pezzo di pietra detta giammarita, la quale viene lanciata nel primo quadrato; se va dentro di esso la ragazza può cominciare a spingerla con un piede per tutti gli altri quadrati.
Arrivata alla fine di questi, la concorrente spinge la giammarita con il piede fuori dai quadrati se riesce in questa manovra può ripetere il gioco, tirando la pietra nel prossimo e così via di seguito. Quando riesce a fare il giro di tutti i quadrati vince e ha diritto ad un quadrato che le consente di sostare e riposarsi quando arriva su di esso.
La durata del gioco è stabilita dalle giocatrici.

  • Aneddu Passa

 

Questo gioco si faceva nel periodo invernale e precisamente nelle riunioni familiari nei periodi di Natale e di Carnevale, quindi il luogo era la casa. L'ora in cui si svolgeva era la sera.
Il gioco si svolge nel seguente modo: i partecipanti si sistemano a cerchi attorno al braciere con le mani giunte, uno di essi si sistema tra le mani un anello e fa il giro dei partecipanti passando le sue mani in quelle di costoro. Lo scopo è quello di passare l'anello nelle mani di uno dei concorrenti senza farsene accorgere, contemporaneamente dice:
l'aneddu passa, l'aneddu passó.
Dopo aver terminato il giro prende un cucchiaio di legno e recitando la filastrocca:
< Cucchiaredda me di lignu
unni sta l'aneddu mpignu?>,
indica un partecipante,il quale deve additare la persona che ha l'anello. In caso di errore viene sotto posto ad una punizione detta "pegno".

F) A la Pezza

Questo gioco si faceva nel periodo invernale all'aperto e nelle ore pomeridiane.
E' un gioco individuale con tre concorrenti.
Lo strumento che si usa è un cilindro di legno lungo cm. 50 con un diametro di cm. 20, dal peso di Kg. 10. I tre concorrenti a turno si poggiano questo pezzo di legno sul braccio trattenendolo con la mano,lo oscillano per tre volte e alla terza lo scagliano. Vince chi lo scaglia più lontano. La posta in palio era 5 o 10 lire riferiti all'epoca del 1928.

9) Riti processionali

  • Festa patronale:< S .Antonio da Padova >(13 giugno e 2" domenica di Agosto).

 

La devozione al Santo di Padova, presso la cittadinanza di Bolognetta, risale ad epoca antica quasi subito dopo la nascita del piccolo centro avvenuta agli inizi del XVII secolo.Ne è testimonianza un quadro ad olio, di autore ignoto, situato in una parete, vicino l'Altare Maggiore, della Chiesa Madre. H quadro risalirebbe agli inizi del 1700,è alto circa cm. 250 per 150 di larghezza, raffigura il Santo in abito da frate minore che tiene sul braccio destro il Bambin Gesù, nella mano un libro su cui è sovrapposto un planisfero e nella mano sinistra un giglio, simbolo di purezza. La Statua, costruita interamente in legno verso gli inizi del 1800, ricalca all'incirca l'immagine del quadro; vi manca però il globo, ma ha in più una stola di seta, simbolo del Sacerdozio, ricamata in oro. La Statua alta circa cm 130 è custodita in una nicchia vicino l'Altare maggiore.
La festa in onore del Santo, presso la comunità di Santa Maria d'Ogliastro, l'ex nome della attuale Bolognetta, si svolgeva solo il 13 Giugno; ma verso la metà dell’800, a causa di una siccità protrattasi per mesi che stava compromettendo l'annata agraria con grave pregiudizio per il piccolo centro agricolo, il popolo, devoto al Santo Protettore, pensò di portare la Statua in processione invocando la grazia per la pioggia tanta attesa. Questo accadeva il Lunedì di Pasqua. Non appena la Statua fu ricondotta nella Chiesa Madre, venne giú l'acqua. Si gridò al miracolo e da quel giorno ogni Lunedì di Pasqua, in ricordo della grazia ricevuta si organizza una festa che ha origini, quindi, da un rito propiziatorio.
Ad organizzare la festa è la Confraternita di S. Antonio. La festa si svolge- nel seguente modo: la Confraternita, la mattina  del giorno dei festeggiamenti dopo « l'arburata» e assieme alla banda musicale fa il giro del paese per raccogliere le offerte necessarie a sostenere le spese.

A mezzogiorno celebrazione della Santa Messa nella Chiesa Madre; nel pomeriggio si svolgono varie iniziative sportive e d'intrattenimento e, quando autorizzata, la corsa dei cavalli. In quest'ultimo caso i cavalli vengono addobbati con drappi di vario colore.
Essi partono dal bivio di Bolognetta, percorrono la via Roma e il Corso Vittorio Emanuele, dove è situato il traguardo. I vincitore, con la "bandiera" e in groppa al cavallo vincente, ripercorre la strada in trionfo seguito dalla banda musicale..
La sera verso le 21 il simulacro del Santo Patrono viene posto sulla sua « vara » e portato a spalle da 24 persone.
La processione partendo dalla Chiesa Madre percorre il Corso Vittorio Emanuele fino all'incrocio con la via Romano; percorre tale via, discende per la via Diaz e si immette nella via Roma per fare ritorno alla Chiesa Madre. Altra caratteristica: può verificarsi che durante la processione venga effettuata la cosiddetta < vulata degli Angeli› che consiste nel far dirigere sopra la Statura del Santo, da due punti opposti e convergenti per mezzo di funi che scorrono lentamente, due bambini vestiti da angioletti. Una volta sopra la Statua i due angioletti rivolgono al Santo preghiere ed invocazioni dette volgarmente <razioneddi>. Allafine della processione sparo di giochi d'artificio. Oggi il Lunedì di Pasqua viene celebrato con la sola forma liturgica.
Il 13 Giugno rimane comunque la festa principale dal punto di vista liturgico, il cui scopo essenziale è quello di solennizzare il Santo e riaccendere la fede nel popolo. Dal 31 maggio al 12 giugno viene effettuata la <tredicina> ossia tredici giorni di preparazione e preghiera in onore del Santo, che si svolgono presso la Chiesa Madre; il 12 sera si svolge la funzione dei Vespri. La mattina seguente inizia con <l 'arburata> e segue alle ore 11,30 con la celebrazione della Messa solenne. La sera verso le 21 si snoda la processione: le deputazioni, le confraternite sono tutte obbligate a partecipare sia alla funzione in chiesa che alla processione come nella ricorrenza del Corpus Domini. Parte del popolo con le candele accese precede la Statua che è seguita dalla banda e dalla restante parte della popolazione.
Partecipano alla festa tutte le categorie sociali del paese e numerosi fedeli provenienti dai paesi limitrofi. Durante il percorso alcuni devoti a piedi nudi come voto ed altri con l'abito francescano precedono il simulacro; i balconi vengono illuminati a giorno.
La funzione si conclude verso le 22 con una predica all'aperto in piazza Matrice, lo sparo di mortaretti e il rientro in chiesa del simulacro del Santo Patrono.
La seconda domenica di Agosto il Santo viene festeggiato per consentire la partecipazione a molti emigrati bolognettesi che rientrano per le vacanze.
In questa ricorrenza si dà maggiore risalto al lato folkloristico della manifestazione. Alcuni mesi prima il comitato fa il giro della famiglie per la raccolta dei fondi necessari.
Nota comune di queste ricorrenze è che la vara viene pulita, addobbata con fiori, lampadine e candele. Ai piedi del simulacro vengono sistemati su di un drappo gli ex-voto d'oro donati al Santo per grazie ricevute.
Dopo la manifestazione
questi oggetti di valore vengono presi in consegna e custoditi dal cassiere della Confraternita.

  • Festa dell'Immacolata (8 dicembre)

 

Il 29 novembre di ogni anno il simulacro della Madonna viene trasportato, in forma privata, dall'Istituto delle Suore alla chiesa Madre dove si svolge la funzione della "novena".
Durante le ore serali della settimana che segue l'8 dicembre i fedeli si recano in pellegrinaggio ("i viaggi") presso l'Istituto delle Suore per venerare l'Immacolata.
La processione dell'8 dicembre, che è uno dei pochi momenti di aggregazione in cui tutta la popolazione viene coinvolta, manifesta la funzione primaria di guida che da sempre riveste la Chiesa. Quasi tutti i percorsi ricalcano lo stesso itinerario anulare, circoscrivendo il centro abitato sorto prima del 1860, mentre la processione del Venerdì Santo racchiude un'area più piccola, percorrendo strade di più antica data.

  • Festa della Candelora (2 febbraio )

 

Questa festa viene commemorata dalla confraternita delle « Anime Sante ». All'inizio della Santa Messa il parroco, sul sacrato della chiesa, benedice le candele, che vengono distribuite a tutta la popolazione dalla confraternita.
E' consuetudine locale, la presentazione al tempio dei bambini battezzati durante l'anno. Durante la S. Messa, al momento dell'offertorio, le mamme portano i bambini all'altare per offrirli al Signore.
Invece di piccoli animali, come in uso dalle mamme ebree, offrono dei piccoli doni, quali indumenti, scarpette, giocattoli,ecc. che poi verranno distribuiti ai bambini poveri.

  • Festa di San Giuseppe (19 marzo )

 

San Giuseppe viene festeggiato dalla confraternita di San Giuseppe con la celebrazione della Santa Messa, la processione del Santo con la banda e lo sparo di mortaretti.
H giorno di San Giuseppe, alcune famiglie che hanno fatto voto al Santo o che ritengono di aver ricevuto grazia, assolvono a questo voto realizzando delle tavole imbandite, riccamente addobbate da tovaglie ricamate, con al centro un piccolo altarino con l'immagine del Santo.
Sulla tavola ripongono il pane benedetto di San Giuseppe, di forma rotonda con sopra due taglia forma di croce, pasta con la salsa già cotta, fritture varie, frutta, dolci e primizie.
Il prete fa il giro di queste famiglie benedicendo le rispettive "tavole"; dopo tale procedura ogni famiglia distribuisce il pane e le varie pietanze a tre poveri prescelti, che rappresentano la Sacra Famiglia, ossia Gesù, Giuseppe e Maria.
La fratellanza imbandisce una grande "tavolata" in puzza. Dopo le benedizioni il prete offre le pietanze a "Gesù" a "San Giuseppe" e alla "Madonna".
Dopo di che i fratelli tagliano il pane e lo offrono alla gente presente al grido: < Viva GESU', MARIA, GIUSEPPE >.
La festa si conclude con la processione del Santo.

 

  • Domenica delle Palme

Per questa ricorrenza circa un centinaio di attori locali indossano costumi dell'epoca romana, rievocando l'entrata di Cristo in Gerusalemme e recitando per le strade principali di Bolognetta. Per motivi non solo coreografici due cortei si snodano in mezzo alla folla lentamente dalle due estremità del paese intrecciandosi in più punti di esso dando così vita al fatto storico-religioso più importante del mondo cristiano.
Per questa occasione sono utilizzati diversi cavalli e una biga apprestata da artigiani locali, oltre ad armature ed insegne romane. L'epilogo è Mi piazza Matrice dove attori e popolo si fondono in una grandiosa partecipazione popolare.

  • Processione del Venerdì Santo

 

E' l'unica processione che ha un percorso autonomo. Parte dalla chiesa del SS. Sacramento sita in pizza dell'Oratorio, e salendo per via Lo Brutto passa per piazza dei Caduti, lambendo il municipio (che sorge nel punto dove Marco Mancino VII aveva spostato la sua residenza), passato il quale si dirige verso il più antico abitato lungo via Francesco Crispi, immettendosi nell'ex Regia trazzera passa dalla piazza Matrice e rientra attraverso via Nuova e via Veneto.
La processione è caratterizzata da una lunga e toccante fiaccolata che precede il Cristo morto scortato da soldati coi costumi romani. Il suono di trombe e tamburi, mescolato con quello delle lugubri «troccole» accompagna la fase più dolorosa della Passione e Morte di Gesù Cristo.
Tradizione assai toccante e rara è che alla fine della processione un crocefisso, con accanto un quadro dell'Addolorata, viene deposto ai piedi dell'altare della Chiesa Madre: tra la sera del Venerdì Santo e la mattina del sabato quasi tutti gli abitanti dì Bolognetta si recano a < visitare > il Crocifisso, a cui baciano le ferite, e l'Addolorata.

  • Processione dei Corpus Domini

 

I festeggiamenti ricorrono 60-63 giorni dopo Pasqua. Il percorso della processione resta per sommi capi lo stesso delle precedenti, se ne discosta ogni tanto, su richiesta dei fedeli, che provvedono in un primo tempo a preparare degli « altarini » da cui il sacerdote benedice il popolo; circostanza rilevante è che un « altarino» viene allestito annualmente dinanzi al municipio per benedire gli amministratori comunali. La processione inizia alle 19,00 e si conclude verso le 20,30 all'Istituti delle suore.

  • Epifania nella Bolognetta contadina (cosiddetto Presepe Vivente).

 

Si svolge il 6 gennaio in via Veneto. Raffigurazione di caratteristiche ambientali del mondo contadino dei primi del '900 con personaggi viventi e Rappresentazione figurata della Natività di N.S. Ricotta fresca, fuma, formaggi, olive, salsiccia, pane fresco e altri prodotti tipici locali vengono offerti ai visitatori.

10) Gastronomia Tipica

La gastronomia bolognettese, ricca di specialità, è gustosa ed evoluta nei metodi di preparazione e negli accostamenti dei gusti. Le vicende storiche della Sicilia hanno avuto un ruolo nelle usanze e nei costumi e la cucina di oggi è passata attraverso il filtro delle civiltà che fino all'800 avevano influenzato il modo di vivere dei siciliani: greci e romani, arabi e normanni, angiomi ed aragonesi, spagnoli e inglesi.
Per quanto riguarda la pasta asciutta sono infinite le varietà. La pasta in Sicilia è un piatto fondamentale, il cui nome più antico è cioè schiacciare (il grano) per impastare:

  • Spaghetti all'aglio, olio e peperoncino soffritto con caciocavallo grattuggiato
  • Pasta con broccoli al tegame
  • Pasta col le sarde, in cui i maccheroni vengono canditi con un ragù di sarde assieme a finocchio selvatico, uva passa, pinoli e zafferano.

 

quindi:

    • Maccu, cibo invernale fatto con purea di fave secche ridotte a pasta con l'aggiunta di olio.
    • Salsiccia con aromi
    • Caponata, a base di capperi, insalata di polipetti, sedano, melenzane e sugo di pomodoro in agrodolce.
    • Cassata siciliana e cannoli di ricotta
    • Cuccia (dal nome arabo), a base di grano mischiato con miele o ricotta, in uso per S.Lucia.
    • Pasta reale, a base di pasta di mandorle, ha consistenza morbida e plasmabile e può essere modellata a mo' di frutti che, colorati con sostanze alimentali, sfidano quelli veri.
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